Una vaschetta di gelato da aggredire, il divano, e una bella (quanto deprimente) colonna sonora d’accompagnamento mentre affondiamo il cucchiaino nel gelato… Quella di Bridget Jones è una scena tanto divertente quanto notae rappresenta la fame cosiddetta “nervosa”, o, meglio, il mangiare per riempire un “vuoto”. Vuoto che in realtà ha che fare con uno stato emotivo: ansia, rabbia, paura, tristezza. E nel momento in cui mangiamo affannosamente (o meglio, emotivamente) è probabile sorgano emozioni come senso di colpa, vergogna o inadeguatezza. Quell’ emozione spiacevole scomparirà per breve tempo, mentre gli effetti di un’alimentazione non equilibrata potrebbero essere meno effimeri…Un regime alimentare equilibrato e del movimento sono già un ottimo inizio, perché ci danno oltre che un equilibrio nell’ alimentazione anche un ritmo da rispettare nella giornata (cioè sappiamo quando consumare pasti e spuntini ma anche quando fare un po’ di attività fisica, che ci fa bene soprattutto se è un’attività che ci piace e ci aiuta a scaricare la tensione e liberare i pensieri). Cosa più complessa, ma non impossibile nè meno importante, è parlare a se stessi: chiederci qual è lo stato d’animo che ci ha mosso verso il cibo e perché… In fondo anche Bridget Jones aveva il suo diario 

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L’atteso week end è il momento in cui si concentrano, per alcuni, mal di testa e nervosismo. Perchè? Perché la tensione accumulata nella settimana lavorativa attende proprio il week end per potersi “liberare”, comportando anche stanchezza fisica e mentale; perché si passa a ritmi diversi e questo cambiamento può richiedere un assestamento al nostro corpo; perchè il desiderio di fare nel week end “tutto quello che non ho fatto nella settimana” si rivela, a volte, una trappola. Se il week end diventa più stressante del resto della settimana ci sarebbe da chiedersi se ciò accade per un valido motivo: perché e per chi facciamo tutto questo? E’ davvero solo ciò che ci serve e non si può rimandare, è ciò che vogliamo, o è anche ciò che sentiamo di dover essere (la casalinga perfetta con la casa tirata a specchio, la mamma “Mulino Bianco” che fa la torta in casa, etc)? Proviamo a fare un breve elenco: cosa ci fa stare bene, davvero? Cos’è per noi davvero il relax? Forse nella lista c’è qualcosa che non facciamo da tanto tempo…E se riuscissimo a inserirla nella fitta scaletta dei nostri impegni del fine settimana? Magari rischieremmo di rilassarci davvero…

Il bruxismo è la tendenza al digrignamento dei denti, ovvero allo sfregamento involontario delle arcate superiori e inferiori durante il sonno. Sebbene a livello organico siano state individuate delle cause (cattiva occlusione dentale, malattie neurologiche, ecc), è ormai noto che alla base del disturbo ci sia una chiara origine psicosomatica legata alla tensione emotiva. Per questo in alcuni casi è consigliato affrontare il bruxismo con un intervento congiunto tra dentista e psicologo: se il primo interviene su questa disfunzione dal punto di vista tecnico, il secondo aiuta il paziente a comprendere quali sono gli stati d’animo e le emozioni legate al disturbo. In particolare, si sono dimostrati particolarmente efficaci gli incontri in piccoli gruppi: fare delle attività esperienziali ha consentito ai pazienti di riflettere sul rapporto mente-corpo, di conoscere (e riconoscere) le proprie emozioni, imparando a gestirle e a regolarle. Questa nuova consapevolezza ha reso più efficace l’intervento dell’odontoiatra e ha fornito ai pazienti una risorsa ulteriore per affrontare il disturbo

Nei più piccoli le maggiori difficoltà sono la fase dell’addormentamento e il riaddormentarsi autonomamente (senza l’intervento dei genitori) durante i risvegli notturni. Ciò accade perché è possibile che le paure infantili non vengano trattate, venendo così riversate nella fase notturna, col risultato che al sonno vengono associate esperienze e stati d’animo negativi per il bambino. E’ possibile che i bambini si addormentino troppo presto svegliandosi prima del dovuto (i bambini- allodola), o che al contrario si addormentino e si sveglino molto tardi (i bambini-gufo). E’ utile ricorrere a dei ritmi abbastanza abituali per il bambino, che lo aiutino a vivere la fine della giornata come una piacevole routine: ridurre gli stimoli sensoriali (uditivi e visivi di pc, tablet, tv, etc), fare qualcosa di piacevole prima di andare a dormire, che li aiuti a separarsi da mamma e papà, sapendo di poterli riabbracciare la mattina seguente (leggere una storia, fare il bagnetto, etc). Ogni bambino, tuttavia, rappresenta un mondo a sè e può necessitare un intervento su misura tagliato sulle sue esigenze e sui suoi desideri…

Il termine indica l’ossessione psicologica per il mangiare sano. Nutrirsi in modo salutare diventa un pensiero costante che assorbe buona parte delle energie della persona, al punto che se non vengono scrupolosamente rispettate determinate regole alimentari la persona si sente in colpa, frustrata, arrabbiata con se stessa, così da inasprire ulteriormente le regole autoimposte e da pretendere da se stessa standard ancora più alti. L’unico modo per difendere la propria autostima sembra essere quello di rispettare un rigido stile di vita autoimposto. Tuttavia, ciò comporta un alto costo personale: non solo perché l’autostima è sempre a rischio, ma anche perché molti momenti di socialità passano attraverso la condivisione del cibo, quindi un atteggiamento rigido verso il cibo può comportare isolamento sociale. Il trattamento dell’ortoressia necessita un intervento congiunto, finalizzato sia a reintegrare gli alimenti propri di una dieta variata sia a far emergere le paure legate alla trasgressione di un rigido (e non realmente sano) schema alimentare, aiutando la persona ad entrare in contatto con i reali bisogni del proprio corpo e con ciò che è davvero funzionale al suo benessere.

Il dolore cronico è uno stato persistente dello stimolo doloroso che comprende i comuni mal di schiena, le emicranie e il colon irritabile. Gli effetti variano dalla minore produttività, fino all’ irritabilità e al calo dell’umore; in ogni caso possono essere anche legati a eventi stressanti ai quali reagiamo con un malessere fisico (come per il colon irritabile) o ad un corto circuito in cui la mente si concentra sul dolore (già di per sè presente), anplificandolo. Sebbene ogni caso meriti un trattamento specifico e integrato (come nei centri di terapia del dolore), alcuni strumenti possono rivelarsi utili: oltre ad alimenti come la curcuma, a trattamenti fisioterapici personalizzati e farmaci, esercizi di training autogeno e di mindfulness possono fare la loro parte. La mindfulness, ad esempio, consente una maggiore consapevolezza del proprio corpo e dei propri pensieri associati al dolore, aiutando la mente a non concentrare i propri pensieri unicamente sul dolore e a non identificarsi col dolore stesso, riducendo così la percezione del dolore stesso.